IL SERVIZIO ALLA CATECHESI COME SPAZIO DI AUTENTICA UMANITA’

‘Il vostro servizio non deve essere la ragione del vostro esaurirvi, ma al contrario la vostra forza, lo spazio dell’espressione più autentica della vostra umanità. Sono qui per esprimere il grazie della comunità diocesana per quello che fate, ma anche per condividere una riflessione ed una preoccupazione in riferimento alla radice da cui traete linfa: l’appartenenza ad un popolo, che nasce dall’incontro di ciascuno di noi con Cristo’. Mons.Luigi Negri si è rivolto ai catechisti dei vicariati Urbani, di S. Apollinare e del Beato Tavelli, con questo forte appello.’Se la catechesi’ – ha proseguito l’Arcivescovo –‘diventa un settore tecnico, un’area specialistica, non è improbabile che i problemi pastorali ci sommergano e il senso del dovere, per quanto spiccato consumi la sua spinta motivazionale’. Questo auspicio circa la tenuta creativa e gioiosa dell’annuncio e della catechesi non si sostiene con formule o ricette metodologiche. Si tratta dunque, piuttosto di recuperare il senso di popolo di Dio, di un ‘noi’ che sperimenta l’intelligenza e l’amore di Cristo. La responsabilità del catechista possiede una dimensione totalizzante nella proposta e negli esiti possibili. Qualcosa che interessa tutto l’uomo fino alla concretezza della propria sensibilità: ‘ Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita … noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi … perché la nostra gioia sia piena’. Di quale gioia si tratta? Non certo della fragile illusione che la fede ci metterà al riparo da ogni problema, da ogni situazione critica. S. Agostino nel discorso sui pastori (n.50) mette in guardia coloro che predicano dall’agganciare la fede a questo meccanismo pericoloso. Si tratta piuttosto della gioia dell’incontro che genera la forma ecclesiale della fede. Catechista dunque meno pensato come esperto e più invitato ad essere cellula dell’organismo vivente che è la chiesa. La consapevolezza cristiana è legata a questa appartenenza. Se ne nutre, cresce in essa, generando entusiasmo. Ma è anche altrettanto vero che questo modo di vivere nel mondo, secondo ‘un’appartenenza altra’, e di vedere la realtà non accetta riduzionismi impropri. La catechesi non può tradursi in un ethos, in una filosofia, dimenticando, eclissando l’esperienza originaria. Neppure è pensabile come ideologia. Logos e agape stanno sempre abbracciati nella comunicazione della fede. La ragione, senza l’amore diviene dottrinarismo. L’amore senza la ragione, un sentimento cieco. Sono queste le scorciatoie che il mondo presenta alla fede. I lasciapassare che, se accettati, la renderebbero filosoficamente padroneggiabile, esistenzialmente approvabile. Ma all’origine della vita e della fede sta una libertà creatrice, che si pone di fronte alla nostra. Questo non consente di manipolare la vita e la fede a nostro piacimento. Ecco perché, e qui l’invito di mons Negri diventa particolarmente pressante, diviene fondamentale soffermarsi e confrontarsi sui contenuti del dogma, come su parole che orientano al mistero. Su questo passaggio, l’Arcivescovo ha immaginato un lavoro comune da parte di parroci, educatori e catechisti sul Catechismo della Chiesa Cattolica o sul Compendio, evitando deleghe sbrigative ed irrobustendo, in positivo, uno stile di corresponsabilità, decisivo. Nell’ambito dell’iniziazione cristiana rimane imprescindibile il mettersi in gioco con gli adulti e le famiglie. I contratti minimalisti, che hanno tanto successo sul fronte pastorale, non possono essere configurabili come percorsi di iniziazione cristiana.

Segreteria Ufficio Catechistico Diocesano

 

 

COME ANIMA NEL CORPO

‘Ogni terra straniera e la loro patria e ogni patria è terra straniera’. Così la ‘lettera a Diogneto’, descrivendo l’identità cristiana, quale realtà, che svolge nel mondo, la funzione di anima nel corpo. Questo tema, riguardante la chiesa quale popolo di Dio e insieme quello della sua straordinaria dimensione culturale sono stati al centro degli incontri tra L’Arcivescovo, mons. Luigi Negri e i catechisti dei tre vicariati di San Cassiano, san Guido, san Giorgio martire. L’occasione ha coinciso con la pubblicazione degli orientamenti nazionali su annuncio e catechesi, che pone fine alla stagione delle grandi sperimentazione, tracciando una serie di orizzonti significativi, entro i quali siamo chiamati ad operare pastoralmente. Tornando agli incontri vicariali, Si è trattato di momenti finalizzati alla ripresa di una relazione con coloro che secondo le parole di mons. Negri, tramite la collaborazione al ministero dell’annuncio e della Parola, offrono alla chiesa l’opportunità di uscire dalle sacrestie e di compiere la propria missione educativa, attraverso la trasmissione degli elementi fondamentali della fede cristiana. L’Arcivescovo ha sottolineato la gratitudine che la comunità cristiana esprime nei confronti di questo delicato servizio. Oggi più che mai il catechista ha bisogno di sentire forte il legame di appartenenza alla comunità. Appartenenza quale nota indispensabile, con rilevanza teologica, poiché la chiesa non è un prodotto di una pensata di uomini, né un’opera di mano d’uomo. E’ la comunità convocata dal Signore Risorto, che prolunga attraverso di Essa, nel tempo, il mistero dell’Incarnazione e della Pentecoste. Solo vivendo dentro questo mistero, dimorando in esso, è possibile comunicarlo. Al catechista viene raccomandato di essere discepolo, attraverso la preghiera, la cura della formazione spirituale, per accogliere quella mens diversa sul mondo, che viene dalla sequela del Signore Gesù e che consente un’autentica conversione. E’ necessario inoltre porre la massima attenzione alle fasi di preparazione, in vista di questo compito fondamentale. Il Vescovo ha più volte dichiarato, durante gli incontri, di non aver alcuna intenzione di mortificare la creatività delle comunità nella ricerca dei mezzi più idonei per la comunicazione della fede. Sotto questo aspetto ogni possibile, intelligente tentativo è ben accetto. Non si risolve il problema della trasmissione in catechesi attraverso schemi che tendano ad ingabbiare l’azione pastorale, irrigidendo il volto pluriforme della chiesa. Ma Sua Eccellenza ha con forza sollecitato parroci e catechisti a collaborare, per chiarire sempre meglio a se stessi in primo luogo, gli elementi portanti, che appartengono al Credo della chiesa. La semplicità nella ricerca e nella comunicazione, non evita al credente la salutare fatica della riflessione su un’esperienza totalizzante come quella della fede in Cristo. I riferimenti precisi sono dati dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dal Compendio. Strumenti che non vanno di certo utilizzati nell’esercizio della catechesi con i bambini, i ragazzi, o gli adulti, ma che devono costituire gli strumenti irrinunciabili per la formazione dei catechisti. La grande sfida in atto nel percorso catechistico è quella che tiene saldo il riferimento a una fede che giudica il mondo e non ad un mondo che pretende di dettare le condizioni della fede. Non sono mancate le domande sui temi caldi e su questioni critiche: partecipazione degli adulti, situazione delle famiglie, analfabetismo religioso. Nelle risposte del Vescovo è ancora una volta emerso, come proprio l’accesso popolare alla vita della comunità cristiana, in una visione meno statica di ossessiva sacramentalizzazione, costituisca la strada sapienziale, per cercare insieme i cammini che aprano ad una reale prospettiva di comunione, evitando pericolose scorciatoie.

Segreteria UCD